Viviamo in un’epoca di idioti tecnologici, ma non è colpa loro


Spesso mi domando, quando sfoglio Facebook, se il mondo sia sempre stato popolato da idioti o se la percentuale sia notevolmente aumentata nel giro degli ultimi anni. Basta entrare in un social network per rendersi conto che, dipendentemente dagli amici che avete, l’intelligenza o, più in generale, la capacità di pensare, sembra essere una qualità sempre più rara. Mi riferisco in particolare alla proliferazione delle bufale sui social network.

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Un’epoca di idioti

Perché sembra che ci siano così tanti idioti?

Ecco alcune possibili spiegazioni:

  • Per la carenza di istruzione o per le molteplici distrazioni a cui siamo sottoposti, non siamo portati a pensare come le generazioni precedenti
  • Poiché il mondo cambia molto velocemente, effettivamente la maggior parte delle persone è giustamente ignorante in alcuni campi
  • La gente è sempre stata deficiente, ma grazie a Facebook lo si nota di più
  • La gente non è veramente deficiente, ma nel trambusto dei social network è comodo ed immediato condividere e commentare senza pensare troppo, soprattuto senza avere davanti una persona in carne ed ossa ad indurre un po’ di pudore in noi

L’ammissione di colpa di noi gente “studiata”

A volte, da informatico, mi dimentico che gli altri non possono sapere quello che so io. Quelli che mandano a 10 persone il messaggio su Whatsapp a pagamento o quelli che copia/incollano lo stato per non dare a Facebook i diritti di utilizzo delle proprio foto, forse non sono totalmente stupidi. O meglio, ad alimentare questo comportamento c’è anche della disinformazione sulla materia. Seriamente pensano che, con qualche magia informatica, Facebook analizzerà tutto quello che hanno condiviso, accorgendosi della loro volontà di vietare l’utilizzo delle loro foto. E non sanno, sempre per disinformazione, che i diritti delle loro foto li hanno già ceduti a Facebook nel momento in cui le hanno caricate. Per tornare alla bufala dell’immagine sopra, credono che Facebook sia gratuito, che non abbia mai chiesto soldi a nessuno, perché tanto un sito web non è una cosa reale, quindi non si paga. Ma si può arrivare veramente a pensare che condividendo un testo in Italiano sgrammaticato, si possa evitare di dover pagare il servizio offerto da Facebook? Secondo quale logica?

Credo quindi che il buon senso manchi comunque, a chi continua a credere a queste bufale. Ma non posso fare a meno di considerarli come me quando a 15 anni ho grippato il Ciao perché non avevo messo l’olio nella miscela. “Tanto l’ho messo l’ultima volta, andrà lo stesso”. E invece non è andato.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

A volte noi “detentori del sapere tecnologico” non riusciamo proprio a comprendere che per alcune persone il mondo del web e dell’informatica in generale siano una nube oscura. Le persone passano ore ed ore su Facebook, smanettano sui loro smartphones, ma è tutta magia. E di questo, forse, dobbiamo tener conto.

 

 

 

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